giovedì 17 maggio 2012

Ecco il sondaggio che terrorizza i nostri politici

Pochi l'hanno fatto notare, ma martedì scorso a Ballarò l'esperto di sondaggi Pagnoncelli ha diffuso dei dati clamorosi riguardo alle intenzioni di voto degli italiani. La crescita del Movimento 5 Stelle, sospinto dal trionfo alle recenti amministrative, ha del clamoroso. Non soltanto ormai il M5S sarebbe il terzo partito d'Italia (ma non chiamatelo così davanti a Grillo, se non volete essere mandati a quel paese da lui), ma ormai incalza il Pdl. Che, tra elezioni in Molise cancellate e il criminale ostruzionismo in Parlamento per fermare la legge anticorruzione, appare sempre più allo sbando, oltre che in caduta libera nei sondaggi.

Senza volersi dividere per forza in grillini e antigrillini ci sono delle considerazioni da fare. Spesso si collega il successo del M5S a quello dell'Uomo Qualunque del drammaturgo Guglielmo Giannini, nato nel dopoguerra in chiave antipolitica (parola decisamente abusata in questo periodo e alla quale ci si aggrappa come se fosse una coperta di Linus, nel tentativo di far finta che i problemi non esistano e che il rinnovamento possa essere rimandato in eterno). Delle similitudini esistono innegabilmente, anche nei modi (si pensi per esempio all'abuso di nomignoli con i quali la rivista di quel movimento prendeva in giro i politici dell'epoca). Ma il paragone è esagerato data la natura profondamente diversa delle due formazioni politiche e considerando anche che il successo del Fronte dell'Uomo Qualunque fu molto più limitato di quello che si appresta ad arridere al M5S. Segno che il malcontento nei confronti dell'operato di questa classe politica è addirittura molto più diffuso e trasversale di quello esistente sessanta anni fa. E non è affatto poco, considerando le condizioni disastrose nelle quali l'Italia reduce dalla Seconda Guerra Mondiale si trovava.

Certo, questa sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali ora ha modo di esprimersi e diffondersi attraverso quel mezzo straordinario che è internet, cosa un tempo impossibile. Anche la televisione svolge il suo ruolo: è vero che Grillo (ormai trasformatosi in promoter di un movimento che si autogestisce, o tenta di farlo) sconsiglia ai suoi di apparire, in quanto meno scafati delle vecchie volpi dei talk show. Però anche attraverso questo canale, ancora molto importante in Italia, le idee e il programma del M5S vengono dibattute e ottengono indirettamente visibilità: il fatto che dopo il successo elettorale le percentuali nei sondaggi si siano ulteriormente impennate è frutto anche del fatto che pure chi non bazzica assiduamente la rete si è trovato di fronte alla concreta possibilità di un'alternativa che mettesse in discussione lo status quo. Qualcuno lo chiamerà voto di protesta, altri diranno che questi dati contano poco, visto l'astensionismo ancora alle stelle (e che almeno un po' dovrebbe ridursi al momento del voto, nel 2013). Può essere, resta il fatto che basterebbe probabilmente poco ai partiti per fare seriamente pulizia al loro interno e riguadagnare credibilità, recependo le istanze del M5S che un po' da tutti vengono considerate condivisibili e concretamente attuabili. La domanda è sempre la stessa: perché questo non viene fatto, con una certa urgenza, anche, dato che di tempo a disposizione ormai ne è rimasto davvero pochino (prima dell'esplosione definitiva della crisi, in tutta la sua drammaticità, non delle prossime elezioni, intendo)?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Io voterò M5S.